Afro Balsaldella -Natura morta-

Titolo: Natura morta

Tecnica: olio su tela

Anno: 1944

Altezza: 40 cm

Larghezza: 55 cm

Garanzia: certificato di autenticità della Fondazione Archivio Afro di Roma, cartigli della Galleria del Girasole di Udine e della Galleria dello Scorpione di Trieste sul retro

Dettagli: firma dell’artista in alto a sinistra e sul retro


Descrizione

Afro (1912, Udine – 1976, Zurigo) [Ita]

Afro Basaldella nacque ad Udine nel 1912, all’interno di un ambiente familiare intriso di influenze artistiche, dal momento che il padre era pittore e decoratore (di fatto anche i fratelli Mirko e Dino in seguito si dedicarono alla scultura e nel 1928 insieme a loro, a soli sedici anni, espose per la prima volta alla Mostra della Scuola Friulana d’Avanguardia ad Udine), e morì a Zurigo nel 1976. Nel corso della sua vita divenne uno dei più grandi artisti del dopoguerra a livello internazionale e uno dei più importanti esponenti dell’informale italiano. Nel 1930 iniziò il suo percorso di maturazione artistica a Roma, nella quale si recò grazie ad una borsa di studio offertagli dalla Fondazione Artistica Marangoni di Udine, impegnata a promuovere e sostenere giovani artisti locali, entrando così in contatto con l’ambiente artistico della capitale, in particolare con la Scuola Romana di Giorgio De Chirico e Renato Guttuso, e instaurando rapporti di amicizia con Scipione, Mario Mafai e Corrado Cagli. Nel 1932 si trasferì a Milano, dove ebbe occasione di incontrare Birolli, Morlotti e lo stesso Arturo Martini e nel 1933 espose alla Galleria Il Milione, insieme ai friulani Bosisio, Pittino e Taiuti. Tornato a Roma, nel 1935 partecipò alla Quadriennale e nel ’36 alla Biennale; dove esporrà anche nel ’40 e nel ’42. Durante questo periodo si dedicò alla realizzazione di diverse opere di pittura murale e si avvicinò temporaneamente al Neocubismo, fino al 1950 quando si trasferì a New York ed iniziò la ventennale collaborazione con la Catherine Viviano Gallery. Nel 1952 aderì al gruppo degli Otto, con i quali prende parte alla XXVI Biennale di Venezia. Nel 1955 fu presente alla prima edizione di Documenta I a Kassel, alla Quadriennale ed alla Mostra itinerante “The New Decade: 22 European Painters and Sculptors” negli U.S.A. Alla metà degli ’50, quindi, la fama dell’artista era consolidata a livello internazionale, perciò nel 1956 gli venne conferito il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia e nel 1958 partecipò alla creazione della decorazione per la nuova sede dell’UNESCO a Parigi, dipingendo il murale Il Giardino della Speranza assieme a Appel, Arp, Calder, Matta, Miro, Moore, Picasso e Tamayo. Gli anni 1959-’60 vedono ancora Afro Basaldella impegnato a livello internazionale: è invitato alla Documenta II a Kassel, e vincitore del premio a Pittsburgh e del premio per I’Italia al Solomon R. Guggenheim di New York. Gli anni ’60 furono caratterizzati da un’intensificazione dell’attività espositiva in Europa e negli U.S.A., fino agli anni ’70, quando i suoi problemi di salute lo costrinsero a diradare il suo lavoro pittorico, fino a portarlo alla morte all’età di 64 anni. La pittura del maestro non è, in assoluto, né astratta, né figurativa. Le ispirazioni al cubismo (in particolare a Braque), al surrealismo, all’espressionismo, e alle avanguardie americane sono esplicite, ma sono evidenti solo attraverso tracce indistinte ed echi lontani, poiché le sue reinterpretazioni sono del tutto personali: attraverso la meditazione e l’intensità emotiva della memoria egli crea un nuovo modo di vedere, sensibile, e lo traspone sulla tela offrendo allo spettatore la possibilità di leggere la verità delle cose senza ricorrere per forza ad interpretazioni razionali. Gli anni giovanili del suo percorso artistico sono caratterizzati dallo studio della forma e dall’assorbimento dell’arte della cultura classica che lo accompagnerà all’interno di tutto il suo lavoro. Perciò, tra il 1936 e il 1940, si può parlare, ancora, di una pittura retorica stereotipata, incoraggiata ovviamente dal fascismo, la quale però lo abitua a prendere l’immagine, estraniarla dal contesto e immergerla nella luce; una luce che via via lo porta alla rarefazione, alla creazione di lunghi silenzi estetici, di atmosfere sospese che gli consentono di acquisire un proprio stile, individuale e difficilmente classificabile. La vera svolta verso l’astrazione avviene in seguito al 1950, quando la vocazione dell’artista entra in contatto con il diverso clima culturale americano e i suoi molteplici movimenti artistici, che il maestro assimila criticamente.  Convinto che l’autenticità di un’immagine dipinta è insita nella corrispondenza tra le impressioni ricevute e la loro rielaborazione mnemonica, in questo periodo le sue opere iniziano a diventare un frammento spazialmente rappresentato di un processo psicologico complesso. Seguendo tale concezione mette in atto un meccanismo di astrazione fondato prima sull’acquisizione del dato, poi sulla sua elaborazione intellettuale ed emotiva. Il risultato finale è la rappresentazione di un elemento del tutto autonomo che elude così ogni rapporto referenziale con l’esperienza sensibile. Il procedimento di astrazione in questo caso va inteso quale necessità intellettuale: è la risposta ad un bisogno di una società che svaluta la forma come elemento significante.

Informazioni aggiuntive

Tecnica

olio su tela

Anno

1944

Altezza

40

Larghezza

55

Garanzia

certificato di autenticità della Fondazione Archivio Afro di Roma, cartigli della Galleria del Girasole di Udine e della Galleria dello Scorpione di Trieste sul retro

Dettagli

firma dell’artista in alto a sinistra e sul retro