Edgardo Mannucci -Senza Titolo-

Titolo: Senza Titolo

Tecnica: scultura in ottone, rame e vetro murano

Anno:  1979/980

Altezza: 42 cm

Larghezza: 32 cm

Profondità: 40 cm

Garanzia: certificato di autenticità degli eredi, provenienza precedente studio dell’artista


Descrizione

Edgardo Mannucci (1904, Fabriano – 1986, Arcevia) [Italy]

Edgardo Mannucci nasce a Fabriano nel 1904. Ad oggi, è considerato uno dei protagonisti dell’arte plastica informale europea del XX secolo.

Già dagli undici anni inizia a scoprire la sua predisposizione per l’arte e ad imparare i rudimenti della scultura aiutando il padre nella sua bottega di marmista. Frequenta la Scuola professionale per la lavorazione del cemento a Matelica. Nel 1927 si trasferisce a Roma, dove entra a far parte dello studio di Quirino Ruggeri, artista fabrianese, di cui sposerà la figlia nel 1938. Lo scultore conterraneo è stato una importante influenza per le prime opere di Mannucci, che di fatto, in questo primo periodo, si interessa al primitivismo plastico. Nel 1930 si diploma in decorazione plastica al Museo artistico industriale. Nel 1931 esordisce, presso il circolo Gentile da Fabriano della sua città, in una prima personale di sculture. Le opere dell’artista di questi anni hanno al centro la figura umana e rispecchiano una ricerca votata a uno spiccato arcaismo purista, stile che Mannucci protrae fino alla seconda metà degli anni Quaranta.

In questi anni, ovviamente, entra in contatto con il mondo artistico e culturale romano, facendo la conoscenza di Giacomo Balla, Prampolini, Afro Basaldella, e Cagli, con cui, in particolare, stringe una solida amicizia. Infatti, con quest’ultimo istituisce il gruppo degli Orientalisti, nome dovuto, appunto, all’interesse comune per l’oriente, mentre con i futuristi condivide la fascinazione per il tema della velocità e dell’energia della materia. Si afferma, quindi, come scultore, partecipando consistentemente alle mostre sindacali marchigiane (1936 e 1937) e del Lazio (1936), nonché alla II Quadriennale romana del 1935 e alla III Quadriennale romana del 1939.

Nel 1940 prende parte alla spedizione in Albania, e nel 1943, dopo aver combattuto sul fronte orientale, viene fatto prigioniero dai tedeschi a Creta. Nel 1944 torna in Italia, e, ripresa l’attività artistica a Roma, la sua ricerca subisce un profondo mutamento in senso informale: indaga le infinite possibilità della “forma”, una forma che all’esterno si presenta chiusa, ma all’interno invece è animata da un’energia che si apre verso lo spazio e, fortemente impressionato dagli eventi di Hiroshima e Nagasaki, recepisce la forza della nuova forma di energia sprigionata dalla scissione dell’atomo e realizza l’impossibilità della figura di essere un mezzo adeguato di rappresentazione della realtà. Mette, quindi, da parte i materiali tradizionali, e inizia a sperimentare l’unione polimaterica tra rame, ottone, bronzo, attraverso la tecnica della saldatura diretta, dove la materia incandescente sembra creare energia vitale.

Vanno, perciò, ricondotte al biennio 1946-47 le sue prove non figurative di piena maturità caratterizzate da una linea postcubista e un dinamismo sintetico commisti a riletture metafisiche. È, da questo momento, che inizia, inoltre, a partecipare assiduamente alle mostre dell’Art Club di Roma. Tra la fine del 1949 e gli inizi del 1950 partecipa alla costituzione del gruppo Origine. Sono di questi anni i primi mobiles sospesi e imperniati nello spazio con grumi, scorie, detriti bruciati, elementi in cui la scultura di Mannucci esprime una forte energia materica allusiva e facilmente riferibile alla terribile consapevolezza degli effetti della bomba nucleare dopo Hiroshima. Nel 1951 prende parte alla fondamentale mostra Arte astratta e concreta in Italia alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, e partecipa alla Biennale di Venezia nel 1954, 1956, 1962 (in una sala personale) e nel 1972. Nel 1956 espone anche a New York e Dallas.

Dalla metà degli anni Sessanta la materia della sua scultura diviene più esplicita e preziosa, inglobando anche cosiddetti vetri-nuclei utilizzati come gemme colorate.

Ormai scultore di fama internazionale, partecipa negli anni settanta a varie mostre collettive in Italia e in Francia, e gli vengono commissionate varie opere pubbliche da parte di alcuni comuni marchigiani, nel 1982, ad esempio, assume l’incarico per la realizzazione di una serie di arredi per la chiesa della Sacra Famiglia di Nazareth di Fabriano. La sua attività espositiva termina con la partecipazione alla IX Quadriennale romana. Negli ultimi anni della sua vita Mannucci recupera un modello di classicità ed equilibrio, e infatti, dalle forme scattanti nello spazio, rettilinee o a spirale sempre aperte verso l’esterno, si converte alla forma chiusa della circolarità, modello della perfezione e della misura.

Muore nel 1986 nella sua abitazione di Arcevia.

 

Informazioni aggiuntive

Tecnica

scultura in ottone, rame e vetro murano

Anno

1979-1980

Altezza

42

Larghezza

32

Garanzia

certificato di autenticità degli eredi dell'artista, provenienza precedente studio dell'artista

Profondità

40