Giulio Turcato -Senza Titolo-

Titolo: Senza Titolo

Tecnica: pittura e sabbia su tela

Anno:  c. 1975

Altezza: 70 cm

Larghezza: 100 cm

Garanzia: cartiglio dello Studio Santandrea di Milano sul retro

Dettagli: firma dell’artista in basso a destra e sul retro


Descrizione

Giulio Turcato (1912, Mantova – 1995, Roma) [Italy]

Giulio Turcato è stato uno dei più grandi esponenti dell’astrattismo informale italiano del XX secolo. Nacque nel 1912 a Mantova, dove passò la sua infanzia e parte della sua adolescenza, trasferendosi a Venezia con la famiglia nel 1925. Qui frequentò il Liceo artistico e saltuariamente la Scuola Libera del Nudo, in quanto ostacolato dalla famiglia nella sua vocazione artistica. Si stabilì definitivamente a Roma nel 1943, dopo aver partecipato alla Resistenza italiana. Nel 1945 fu tra i promotori dell’associazione Art Club, insieme a Prampolini, Fazzini, Jarema, Savelli, Mafai, Corpora, Consagra, Perilli e, nel frattempo, presentò le sue opere alle gallerie Il Pincio, del Secolo, San Marco. Fu anche, nel 1947, uno dei fautori del gruppo Forma I, unitamente a Carla Accardi, Consagra, Sanfilippo, Attardi, Dorazio, Guerrini e Perilli. Nel 1948 partecipò alla Rassegna nazionale di arti figurative (V Quadriennale Nazionale d’Arte) di Roma. Sottoscrisse, poi, il manifesto della Nuova Secessione Artistica Italiana (in seguito Fronte nuovo delle Arti), con cui espose alla Galleria La Spiga di Milano nel 1947 e con cui partecipò alla Biennale di Venezia l’anno seguente, e aderì, in seguito, al gruppo degli Otto (1950), associazione artistica di apertura internazionale nata da una scissione del Fronte (scioltosi nel ’48) e teorizzatrice dell’astrattismo informale. L’opera Miniera gli fruttò il Premio Acquisto all’edizione della Biennale di Venezia del 1950.

In questi anni di prolifica produzione il suo astrattismo si consolida in una forma unica, originale ed altamente personale. Nonostante le forme non oggettive, costanti nelle sue opere sono l’impegno politico, sociale e l’interesse per le scienze biologiche, espressi attraverso impronte sia materiche sia segniche. A volte le superfici cromatiche piatte sono incastonate in una serie di linee scure dai colori spesso freddi, che sembrano sgorgare lentamente dalla tela, e sono arricchite da inserti polimaterici, presentando spesso materiali quali sabbia, a cui, però, conferisce un aspetto sorprendentemente cangiante, e gommapiuma; altre volte i segni dinamici monocromi o fluorescenti, irradiandosi sulla totalità del quadro, conferiscono alle opere inediti effetti di luce. Grazie a tutte queste caratteristiche, insieme alla preferenza per superfici monocromatiche, Turcati ha confezionato opere gelide, misteriose e affascinanti.

L’attività espositiva dell’artista ha pochi eguali nel panorama artistico nazionale del ‘900: egli fu presente alla Biennale anche nel 1954, 1956, 1958 (Sala personale e vincitore del Premio Nazionale), 1966 (Sala personale), 1968, 1972 (Sala personale), 1982, 1986, 1988, 1993 e ancora un’ultima volta nel 1995, anno della sua morte, portando a 15 le sue partecipazioni alla rassegna veneziana; nel 1951 si aggiudicò il primo premio al Premio del Golfo a La Spezia; espose con personali in tutto il mondo, tra cui le rassegne Documenta di Kassel e la Biennale di San Paolo.

Fra i musei è al MoMa di New York, al Pac di Milano, alla Staatsgalerie Moderner Kunst di Monaco, al Musée de l’Athenée di Ginevra, al Philadelphia Museum of Art e in molti altri.

Informazioni aggiuntive

Anno

c. 1975

Altezza

70 cm

Larghezza

100 cm

Garanzia

cartiglio dello Studio Santandrea di Milano sul retro

Dettagli

firma dell’artista in basso a destra e sul retro